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George Church - Hard Disk DNA

 

Finora erano state fatte delle ricerche che permettevano di creare dei circuiti e sintetizzare alcune sostanze attraverso il DNA, ma ora la sfida si fa seria: immagazzinare dati all'interno della doppia-elica. Alcuni ricercatori di Harvard guidati da George Church, Sriram Kosuri e Yuan Gao hanno utilizzato le quattro basi (A, C, G, T) come dei valori binari.
 In seguito la sequenza genetica è stata sintetizzata attraverso un chip micro-fluidificante che ha permesso di immagazzinare fino a 704 TB (TeraByte) di dati in un millimetro cubo. Sebbene sia ancora presto per utilizzare questa tecnica di archiviazione, dato che il medium potrebbe distruggersi facilmente e il tempo di processamento dell'informazione è elevato, è interessante notare che in futuro noi stessi potremmo diventare il contenitore della conoscenza umana.

 

E’ nato il primo DNA Book: un libro scritto nel linguaggio dei cromosomi, dal costo esorbitante, ma dalla sicura durata di almeno 400mila anni. Di certo non si tratta di un’opera consultabile da tutti, ma l’idea che un librosia stato codificato in DNA, concedetelo, ha qualcosa di straordinario.  E non dà problemi di spazio visto che pesa solamente pochi milligrammi.

La grandiosa invenzione è stata frutto del genetista George Church, di stanza presso l’Università di Harvard, il quale ha tradotto in questo speciale linguaggio suo libro “Regenesis”: ben 53.426 parole e undici illustrazioni corredate da un programma javascript. Il progetto di partenza era quello di codificare in DNA il libro di Melville “Moby Dick”, ma la diversità di linguaggio e l’uscita della versione “comprensibile” a tutti del libro prevista per ottobre ha ovviamente portato alla vittoria qualche ragione di marketing in più rispetto all’amore per i classici della letteratura.

Il peso totale del libro codificato è pari a 5,27 MB, 600 volte quello dell’ultimo esperimento di codifica fantasioso.  In passato sono state create cellule sintetiche e microorganismi ai quali veniva trascritto a mo’ di firma del materiale “estraneo”. George Church non ha utilizzato cellule viventi, ma un “hard disk” biologico formato da una goccia di liquido viscoso.

Grandioso vero? Sebbene la “tecnica” sia stata già brevettata e depositata, dovranno passare molti anni ancora prima che il comune cittadino possa usufruire di una chiavetta di storaggio dati come questa di tipo genetico. Il metodo con il quale si è riusciti nella creazione del DNA book è lungo e di tipo sperimentale: è stata utilizzata infatti una stampante a getto d’inchiostro modificata per “spruzzare” (non vi è purtroppo termine migliore, N.d.R.) i frammenti di DNA su un chip di vetro. E da lì, attraverso diversi passaggi si è raggiunto il risultato finale: 5 mb di ebook di partenza contenuti in una goccia di “brodo genetico”.

 

 

Ricercatori di Harvard creano un Hard-Disk da 704 Terabyte con il DNA
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